giovedì 11 gennaio 2007

Hijab, Islam e Daniela Santanchè.

Interveniamo per dire brevemente la nostra sulla recente querelle intercorsa tra la parlamentare di Alleanza Nazionale Daniela Santanchè e alcuni estremisti facenti riferimento al mondo islamico.
Per prima cosa riteniamo necessaria una breve ricostruzione dei fatti:
Daniela Santanchè ha dato alle stampe un libro intitolato "La donna negata" che parla della situazione delle donne di religione islamica cui, a suo dire, gli viene negata la libertà costringendole a portare l'opprimente velo (che si chiama in realtà hijab).
A seguito di questo libro-denuncia la Santanchè è stata minacciata di morte via lettera da un gruppo di estremisti islamici.
Iniziamo col dire che la solidarietà alla deputata è d'obbligo viste le gravi minacce di cui è vittima.
Diciamo anche che le sue posizioni su quel che riguarda l'hijab sono per noi assolutamente incondivisibili. Daniela Santanchè vede infatti nel velo una sorta di costrizione a cui le donne mussulmane dovrebbero prostrasi, crediamo che questa sua affermazione sia il frutto di un analisi quantomeno superficiale. Crediamo infatti che l'hijab portato dalle donne islamiche altro non sia che il manifestarsi di un'identità religiosa che nell'Islam è ancora viva (a differenza che nell'Occidente democratico e fintamente cristiano) e che quindi sia loro pieno diritto esprimere questa loro identità.
Il laicismo che imperversa qui da noi vuole, al contrario, sopprimere le identità dei popoli e dei singoli individui quasi a voler rendere tutto il mondo una massa di persone indifferenziate e massificate. Questa operazione è stata portata avanti ormai da decenni in Europa da quelle che sono le "centrali del mondialismo" che mirano a trasformare il mondo in un gigantesco mercato fatto non più di persone ma di semplici consumatori dediti allo shopping e all'acquisto di tutti quegli inutili oggetti che l'establishment massmediatico pubblicitario ci "impone".
Porsi ancora come persone dotate di una propria identità e personalità in questa società è quasi visto come un crimine agli occhi dell'imperversante "Dio Mercato". Ci sembra poi ridicolo che una società che ad ogni livello sponsorizza una licealità nei costumi e nei comportamenti a dir poco immorale voglia in qualche modo "bandire" il senso del pudore.
Quello che però davvero non ci piace di tutta questa vicenda è che gruppi di persone estranei alla nostra comunità nazionale cerchino in qualche modo di porsi in maniera ingerente nei confronti delle nostre scelte politico-amministrative. Cari mussulmani, se Daniela Santanchè dice fesserie saremo noi i primi a dirglielo (come abbiamo appena fatto), davvero non possiamo tollerare in alcun modo le vostre minacce i vostri gesti inconsulti. L'Italia non è la Francia! A buon intenditor.....

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